
Una delle questioni più appassionanti, per chi di queste cose è ancora capace di appassionarsi, del “berlusconismo” è la politica estera, soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi della crisi economica; poi però pure in considerazione di una consolidata valutazione di ambienti politici antiamericani, di destra radicale, o da “terza posizione”, tanto per capirci, che lo difendono credendolo vittima dei poteri forti dell’alta finanza internazionale, o americani, in virtù del suo conclamato rapporto privilegiato con la Russia di Putin.
Da quello che ho studiato e per quello su cui ho riflettuto, fino a poche settimane fa, per cercare di fare il primo bilancio storico del “berlusconismo” con il mio recentissimo saggio “Metafisica del bunga bunga” ( Etimpresa ) le cose sono più semplici e purtroppo più sconfortanti.
Proprio anche dall’ottica della destra radicale e da “terza posizione” e soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti, la politica estera di Berlusconi è francamente insostenibile.
Vero, fin dal 1994 egli è inviso ai poteri forti dell’alta finanza internazionale, ma più che inviso, ne è semplicemente estraneo, in senso neutro.
Poi, la sua vicenda umana e politica si sviluppa senza da questi esserne condizionata, anche perché nulla fa – nulla dice, nulla pensa – di realmente ostile, o semplicemente antagonista.
Gli manca il senso dello Stato, che tutti i suoi predecessori avevano, è noto e non ha l’orgoglio nazionale dell’ultimo, quel Bettino Craxi che pure ammirava; poi è lampante che non abbia mai avuto una strategia e nemmeno una tattica, tanto meno quella filoaraba, mediterranea, essa sì realmente antiamericana e comunque giusta, seguita sia pur in maniera discontinua durante la così detta Prima Repubblica: la sua visione di politica estera è banale, la stessa delle convention aziendali, in cui bisogna piacere a tutti.
Per Silvio Berlusconi frequentare “i grandi della Terra” è poi un privilegio esclusivo che lo gratifica di per sé, elevandolo dal rango dei comuni mortali e anche degli altri imprenditori, o politici normali: insomma, voglio dire che per lui è una conquista fine a sé stessa, che in ciò e per ciò lo realizza.
Purtroppo, ha sempre trattato “i grandi della Terra” come se appunto si trovasse a una convention aziendale e ognuno ricorda i terrificanti esiti in termini di decoro nazionale che un simile atteggiamento ha più volte provocato.
Quanto alla sostanza del problema, all’aspetto concreto delle questioni, non c’è niente nella politica estera di Berlusconi che sia favorevolmente apprezzabile.
Lo stesso rapporto privilegiato imbastito con il leader russo Putin non è certo dettato da strategie geopolitiche, ma semplicemente frutto di umana simpatia, consolidata alla faccia di improbabili, anzi impossibili acrobazie ideologiche: non ho elementi invece per dire che anche esso sia causa di interessi personali appositamente perseguiti, come qualcuno ha cercato, senza riuscirci, di dimostrare.
Comunque, non è certo in funzione antiamericana: il “partito” americano è stato sempre egemone nei suoi governi, saldamente ancorati al “giannilettismo”, comprese le tante esternazioni pubbliche del leader perfettamente allineate e anzi entusiasta dell’asse Washington – Londra - Tel Aviv, a dispetto, o fuori da cui niente in tanti anni ha mai compiuto, o fatto compiere.
La vicenda legata alle sorti del leader libico Gheddafi, in cui Berlusconi ha dato il peggio di sé, è una delle pagine più deleterie e più vergognose dell’intera storia italiana.
Codesto navigare a vista, con solo fine di piacere personalmente, infatti, ha provocato danni e naufragi anche in Europa, dove non solo non è arrivato da nessuna parte, ma ha molto nuociuto agli interessi italiani, più di tutto all’orgoglio nazionale.
Adesso il ciclo è comunque giunto alla fine, dopo un intero per quanto alterno ventennio, purtroppo non con uno schianto, ma con una lagna: una lagna continua di considerazioni stranite e di comportamenti sbagliati.
In questo clima da venticinque luglio a novembre, da maresciallo Badoglio travestito da Gianni Letta, poi da ultimi giorni di Salò traslocati ad Arcore, la verità viene a galla lampante e siamo alle tragedie finali.
Silvio Berlusconi adesso critica l’euro, dimenticandosi che della sua introduzione è co-responsabile al 50% e che mai niente ha fatto per quanto meno alleviarne i perniciosi effetti sulla vita quotidiana della gente, mentre i pochi ricchi sono diventati sempre più ricchi e i poveri sempre di più e sempre più poveri, senza nemmeno la speranza di un futuro migliore; si dice minacciato dai così detti “mercati”, ma ha voluto, tutto contento, alla guida della banca centrale europea Mario Draghi, cioè colui il quale ha favorito la fortuna di Romano Prodi e ha svenduto la ricchezza nazionale all’alta finanza internazionale; si dice contrario a un nuovo governo tecnico, ma poi ha fatto diventare un vero e proprio governo tecnico questo suo, al servizio degli usurai, dei banchieri e dei loro maggiordomi politici europei.
Ecco, tutto questo – fatti, non opinioni – basta e avanza per dire che la Politica è un’altra cosa e per assistere impassibili, a parte un soffio di umana pietas per l’uomo, pronti a lottare finalmente contro i poteri forti, al servizio del popolo, assiepati lungo il viale del tramonto, agli ultimi bagliori del crepuscolo.
