La frase con cui il nostro presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha commentato la propria, recente manovra fiscale, esprimendo lo stato d’animo di chi, a suo dire, sarebbe stato costretto dagli eventi di crisi planetaria e dalle pressioni ineludibili dei partners europei “a mettere le mani nelle tasche degli Italiani”, contrariamente a quanto sempre annunciato e sottolineato come motivo di vanto, è uno – un altro - dei segni della fine di un ciclo. Nella fattispecie, va a negare una delle caratteristiche di fondo del “movimento” del 1994: proprio come in tanti processi rivoluzionari, si parte in un modo e si finisce praticamente all’opposto. Con la mancata esemplificazione burocratica; con le liberalizzazioni a vantaggio di pochissimi e a danno di tutti i cittadini; con una partitocrazia diventata ancora più soffocante e sfacciata, di quella della così detta “prima repubblica”; con il senso dello Stato disgregato, il bilancio è catastrofico. La metamorfosi poi in un vero e proprio governo tecnico, che obbedisce da servo agli ordini dei banchieri, è la suprema mortificazione per la Politica. Ho riflettuto pochi giorni fa, nell’ultimo mio blog, su www.giuseppepuppo.it, sulla sostanza della manovra e a queste riflessioni rimando, quale indicazione paradigmatica e concreta per i prossimi giorni e le prossime settimane. Ho riflettuto anche, in una necessaria e degna collocazione più opportuna, nel mio ultimo libro “Metafisica del bunga bunga” ( edizioni Etimpresa ) di due mesi fa, http://www.etimpresa.it/libri/3-ebook/11-La-metafisica-del-bunga-bunga.html , su un possibile bilancio storico del berlusconismo, e a queste altre riflessioni rimando per un più articolato confronto. Aggiungo quindi soltanto una – la – considerazione decisiva: l’uomo appare decisamente stanco, appannato, provato, incapace di districarsi dal dissidio pubblico/privato in cui è sprofondato, impotente. Non si accorge poi che negli ultimi mesi – dagli accanimenti nei bunga bunga e alle bruttezze varie ad esso collegate, dall’intervento contro Gheddafi, a questa manovra finanziaria – sta praticamente contraddicendo il suo personaggio, il suo mito, il suo operato storico. Sta finendo per consunzione, in cui ogni passaggio è un degrado; con un cupio dissolvi; con una lagna, non almeno con uno schianto; con una vergognosa e pratica ritrattazione e contraddizione di quanto sempre sostenuto, una vera e propria esperienza storica, che si annunciava e pure di esserlo cercò seriamente, straordinariamente pulita e creatrice.
