
Annotiamo una sentenza.
Infatti, “In un mondo di merda”, come ha sentenziato, immaginiamo a bordo di qualche yacht, o seduto al tavolo del privè di qualche discoteca, fra caviale e champagne, e con le banconote buttate all’aria, come nella pubblicità dei telefonini, insomma: come ce lo pensiamo nel nostro immaginario collettivo, quindi con un effetto dirompente, se lo dice lui, non un povero cristo, “questo mondo di merda”, certo, è “meglio avere qualche amico in più”.
Ma poi pure, c’è da aggiungere, chiosando la saggezza popolare, che ciò implica qualche altro su cui Dio stesso deve vigilare…
Infatti. L’effetto che l’“amico” Flavio Briatore ha avuto su Silvio Berlusconi, dopo la rivelazione delle intercettazioni telefoniche delle sue conversazioni con Daniela Santanchè, è dirompente.
Lasciamo stare gli aspetti di rilevanza penale; sorvoliamo sulle miserie umane dei protagonisti, che ancora una volta sono Lele Mora ed Emilio Fede: il primo per l’autocommiserazione ostentata, il secondo per le maldicenze degli “amici”, appunto.
Concentriamoci su due aspetti di questo “chiacchiericcio”, certo privato, certo confidenziale, ma proprio per questo particolarmente indicativo – perché, al di là degli aggiustamenti e delle spiegazioni, il nocciolo rimane- per di più in un quadro in cui era facile supporre di essere ascoltati e ciò nonostante dipinto in tutta tranquillità, che interessano “Metafisica del bunga bunga”.
In primis esso rivela che, non sappiamo adesso, ma di sicuro ancora fino a due mesi, il Bunga Bunga continuava:
“Tutto continua come se nulla fosse. Non più lì, ad Arcore, ma nell’altra villa. Tutto come prima, non è cambiato un cazzo. Stessi attori, stesso film, proiettato in un cinema diverso…Come prima, più di prima. Stesso gruppo, qualche new entry, ma la base del film è uguale, il nocciolo duro, Cento vetrine”.
Poi, aggiunge qualche dettaglio illuminante sugli aspetti chiamiamoli così tecnici:
“E’ malato, Dani. Perché uno normale non fa ’ste robe qui. Il suo piacere è vedere queste qui, stanche, che vanno via da lui. Stanche dicono. Oh, che poi queste qui ormai lo sanno! Dopo due botte cominciano a dire che sono stanche, che le ha rovinate”.
Insomma, viene confermato quanto ho delineato in estrema sintesi, e interpretato, nel mio libro: il piacere di vedersi davanti protagoniste a vario titolo della tv e del gossip, ridotte a quel livello; la sostanziale atmosfera di non autenticità dell’intero contesto.
Quanto alle miserie umane – e per chiudere questa chiosa dettata dall’attualità, elegantemente là dove l’abbiamo cominciata – Emilio Fede ha commentato le esternazioni come “Cose indecenti. Pensavo fossero amici e invece i peggiori nemici sono quelli che ti stanno più vicino”.
